Il Cireneo Diabolico di Andrea Commodi: il male costretto a servire la Redenzione
Nella Basilica di San Vitale al Quirinale, scrigno di storia e spiritualità nel cuore di Roma, si conserva un’opera straordinaria per la sua potenza teologica e iconografica: l’affresco del catino absidale, realizzato da Andrea Commodi (1560-1638) alla fine del Cinquecento. La scena rappresenta la Salita al Calvario, con Cristo che cade sotto il peso della croce. Ma il dettaglio più sconcertante dell’opera è la raffigurazione di Simone di Cirene, l’uomo che nei Vangeli viene costretto ad aiutare Gesù a portare la croce. Commodi lo dipinge con tratti demoniaci, stravolgendo la tradizionale iconografia e conferendo all’affresco un significato teologico profondo e inquietante.
San Vitale e il contesto storico dell’affresco
La Basilica di San Vitale, una delle più antiche di Roma, venne affidata ai Gesuiti nel 1595 per diventare il loro studentato. La sua ristrutturazione avvenne sotto il generalato di Claudio Acquaviva (1581-1615), che guidò la Compagnia in un’epoca di grande espansione e di riforma educativa. L’affidamento ai Gesuiti avvenne in vista del Giubileo del 1600, indetto da Papa Clemente VIII, e fu accompagnato da un rinnovamento artistico della basilica. Proprio in questo clima di fervore controriformista e di ridefinizione del linguaggio visivo sacro nacque l’affresco di Commodi. È plausibile che Acquaviva stesso abbia autorizzato o addirittura commissionato l’opera, coerente con la spiritualità ignaziana, che esortava a rendere le immagini sacre strumenti di meditazione e introspezione.
Il Cireneo come figura del demonio: una costrizione necessaria
Nella tradizione cristiana, Simone di Cirene è colui che i soldati romani obbligano a portare la croce dietro Gesù (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26). In genere, è rappresentato come un uomo pietoso o riluttante, ma mai ostile. Commodi rompe radicalmente con questa tradizione e gli conferisce tratti diabolici: un volto torvo, occhi spiritati, un’espressione di rabbia e costrizione, come se quel peso gli fosse imposto contro la sua volontà.
Questa scelta non è casuale, ma ha un profondo significato teologico. Cristo non poteva morire prima di giungere al Golgota. Il suo sacrificio doveva compiersi sulla croce, nel luogo del Cranio, identificato dalla tradizione come la tomba di Adamo. Qui, versando il suo sangue fino all’ultima goccia, il nuovo Adamo avrebbe riscattato il peccato del primo uomo e, con esso, quello dell’intera umanità.
Ma Gesù, schiacciato dal peso della croce, rischia di cadere prima di arrivare al luogo stabilito per il sacrificio perfetto. Ed è qui che si compie il paradosso divino: il demonio stesso è costretto ad aiutare Cristo a portare la croce.
Non per misericordia, non per pietà, ma per necessità divina. Il sacrificio deve compiersi nel modo stabilito da Dio, e nemmeno il principe del male può impedirlo. Satana, colui che da sempre cerca di ostacolare il piano di Dio, si trova paradossalmente a doverlo servire.
Il sangue di Cristo: l’agnello sacrificale e la redenzione universale
Nella tradizione ebraica, il sangue è sede della vita e dello spirito. Nel rito dell’immolazione pasquale, gli agnelli sacrificati dovevano gridare prima di morire, affinché il loro sacrificio fosse accetto a Dio. Così anche Cristo doveva esalare lo Spirito sulla croce, non prima. Se fosse morto sotto il peso della croce, la Redenzione non si sarebbe compiuta.
L’agnello pasquale nell’Antico Testamento veniva immolato nel tempio, e il suo sangue era versato sull’altare come segno di espiazione. Cristo, nuovo Agnello di Dio, versa il suo sangue fino all’ultima goccia sul Golgota, nello stesso luogo dove, secondo la tradizione, era sepolto Adamo. Qui, la terra assetata assorbe il sangue del Redentore, che discende nei sepolcri dei padri e dà loro la salvezza. Il sacrificio di Cristo non è solo personale, ma abbraccia l’intera umanità, dalle sue origini fino alla fine dei tempi.
Lo sguardo del demonio: un’interpellazione inquietante
L’elemento più disturbante dell’affresco è lo sguardo del Cireneo-demone. Commodi compone la scena in modo che tutti i personaggi siano di profilo, assorti nel dramma sacro, quasi ignari della presenza dello spettatore. Tutti tranne uno.
L’unico personaggio che ci guarda dritto negli occhi è proprio il Cireneo-demone.
Il suo sguardo è carico di ira e costrizione, come se volesse mostrarci il suo tormento e la sua rabbia per essere stato obbligato a servire Dio. Ma non solo. Il pittore sembra voler suscitare nell’osservatore un senso di disagio, quasi di rimorso. Il demonio ci guarda perché la croce che egli porta è anche conseguenza dei peccati di ciascuno di noi.
Un dettaglio interessante è che questo sguardo accusatorio si rivolge in particolare al sacerdote che sale i gradini per celebrare i divini misteri. Chiunque si trovi davanti all’altare, alzando lo sguardo verso il catino absidale, incrocia inevitabilmente gli occhi del Cireneo-demone. Il messaggio è chiaro: la celebrazione del sacrificio di Cristo non può essere compiuta con leggerezza o distrazione. È un evento sacro che richiede purezza di cuore e consapevolezza della propria indegnità.
Un’opera teologicamente sconvolgente
L’affresco di Andrea Commodi non è solo un capolavoro artistico, ma un trattato di teologia visiva. Attraverso un’immagine potente e inaspettata, ci insegna che:
• Il piano di Dio è inevitabile: nemmeno il demonio può opporsi, e quando tenta di farlo, si trova costretto a servire la Redenzione.
• Cristo è il nuovo Adamo: il suo sangue purifica la terra e la storia, riscattando l’umanità caduta nel peccato originale.
• Il sacrificio della croce deve essere vissuto con timore e tremore: il Cireneo-demone ci guarda per ricordarci che la Passione di Cristo non è solo un racconto, ma una realtà che ci riguarda tutti, oggi e sempre.
Conclusione: un monito per ogni credente
L’affresco della Basilica di San Vitale al Quirinale è un invito alla meditazione. Il demonio che ci guarda fissi negli occhi ci interroga: siamo spettatori passivi della Passione o ne siamo davvero coinvolti?
Dio ha costretto il male a portare la croce. E noi, vogliamo accettare il nostro posto accanto a Cristo, o ci ribelleremo come il Cireneo demoniaco?
Don Elio Lops
Parroco di San Vitale al Quirinale
UNO SPLENDIDO EVENTO
Le Idi di Marzo e un Evento Storico: La Basilica di San Vitale tra Roma Imperiale e la Fede Cristiana
Le Idi di Marzo sono una data che riecheggia nella memoria collettiva come il giorno del destino di Roma. Il 15 marzo del 44 a.C., con l’assassinio di Giulio Cesare, si segnò la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero. Eppure, in questa stessa data, quasi duemila anni dopo, la storia della Roma imperiale e quella della Roma cristiana si sono nuovamente intrecciate in un evento senza precedenti: per la prima volta, la Basilica di San Vitale al Quirinale ha accolto le reliquie dei Santi Gervasio e Protasio, patroni della chiesa, che mai prima d’ora avevano varcato la sua soglia.
Un momento di grande significato storico e spirituale, reso ancora più solenne dalla presenza di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, successore di Sant’Ambrogio, che ha voluto donare alla comunità parrocchiale questi sacri frammenti come segno di comunione e di riconciliazione dopo oltre sedici secoli.
San Vitale: Unico Testimone Vivente della Roma Imperiale
San Vitale è l’unico edificio dell’Impero Romano ancora in servizio attivo: una chiesa che, pur trasformata nei secoli, ha attraversato il tempo senza mai perdere la sua funzione originaria. Voluta dall’Imperatore Teodosio I, fu costruita per onorare i martiri Gervasio e Protasio, le cui reliquie furono ritrovate a Milano da Sant’Ambrogio. Tuttavia, a causa delle tensioni tra il Vescovo e l’Imperatore, queste non lasciarono mai la città ambrosiana.
Ora, dopo 1600 anni, il loro arrivo a San Vitale rappresenta una riconciliazione storica tra il potere imperiale e la Chiesa, tra Roma e Milano, tra la memoria di un’epoca passata e la sua eredità viva nella fede.
Una Parrocchia nel Cuore delle Istituzioni
San Vitale non è solo un monumento storico, ma è una parrocchia viva, che abbraccia il Quirinale e il Viminale, i due colli su cui si fondano alcune delle più importanti istituzioni italiane: il Palazzo della Presidenza della Repubblica, il Ministero dell’Interno, la Corte Costituzionale e la Banca d’Italia e del Teatro dell’Opera. È in questo contesto che la Basilica svolge il suo servizio pastorale, offrendo un punto di riferimento spirituale a chi vive e lavora in questi luoghi.
Il suo parroco, Don Elio Lops, oltre a essere Rettore della Basilica, è Cappellano del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma. Questo legame ha reso la celebrazione del 15 marzo un momento ancora più significativo per il Corpo, che con la sua presenza ha reso omaggio alla solennità dell’evento, confermando il profondo rapporto tra San Vitale e i Vigili del Fuoco, custodi della sicurezza e del bene comune.
Un Evento di Fede e di Stato
L’importanza di questa giornata è stata sottolineata dai messaggi di vicinanza giunti dal Presidente della Repubblica e dal Ministro dell’Interno, segno del rispetto istituzionale verso una chiesa che, per la sua posizione e la sua storia, rappresenta un punto di incontro tra la dimensione civile e quella spirituale della città di Roma.
La solennità della liturgia è stata elevata dalla presenza della Banda del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, diretta dal Maestro Donato Di Martile, e dal contributo della Polizia di Stato, che ha garantito la processione, con la partecipazione dei funzionari del Commissariato del Viminale. Un ulteriore segno di comunione è stato offerto dalla presenza di Sua Grazia l’Archimandrita Crisostomo della Chiesa di Costantinopoli, testimoniando l’unità ecumenica tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente.
San Vitale: Il Cuore di Roma tra Passato e Futuro
Questo evento ha dimostrato ancora una volta che San Vitale non è solo un luogo del passato, ma una realtà viva che continua a parlare al presente. La sua parrocchia è oggi un faro di fede e di servizio nel cuore delle istituzioni italiane, un punto di riferimento spirituale per la comunità e un luogo di incontro tra storia, cultura e vita quotidiana.
Il 15 marzo 2025 non sarà ricordato solo come un anniversario delle Idi di Marzo, ma come il giorno in cui San Vitale ha riabbracciato la sua storia, confermandosi testimone millenario della continuità tra Roma imperiale e la Roma cristiana.
Ad multos annos!
UN MATRIMONIO IMPERIALE
Servizio televisivo sulla Madonna dei nodi
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