Il perdono di Dio non conosce confini”. Così Papa Francesco scrive nella Bolla di indizione del trascorso Giubileo straordinario della Misericordia (Misericordiae Vultus, 22). Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che “l’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa (grazie alla confessione sacramentale e all’assoluzione), remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione… dispensa e applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza… plenaria libera…dalla pena temporale dovuta per i peccati” (n. 1471).

Che cos’è la pena temporale? Il peccato, cioè l’atto con cui l’uomo decide volontariamente e consapevolmente di rompere la sua amicizia con Dio, ha due conseguenze: la prima è il distacco da Dio, che grazie al sacramento della confessione, con il quale ritorniamo in comunione con Dio, viene cancellato. In realtà però ogni peccato, anche quello veniale, provoca “un attaccamento malsano alle creature” che ha bisogno di purificazione e merita una pena temporale, a cui si può (da sottolineare “si può”, perché noi non siamo in grado di saperlo) essere ancora obbligati, nonostante il perdono delle colpe ottenuto nella confessione. Le preghiere che eleviamo a Dio, gli atti di penitenza che compiamo, le opere di bene che realizziamo e le sofferenze e le prove della vita, sofferte con pazienza e nella fede, contribuiscono alla purificazione che, se non pienamente compiuta su questa terra, verrà completata nell’al di là nel Purgatorio.

La Chiesa dispensa le indulgenze attingendo al tesoro dei meriti di Cristo, della Madonna e dei Santi. Nella comunione dei santi, che lega le anime di coloro che hanno raggiunto la patria celeste o che sono ancora pellegrini sulla terra, esiste un vincolo perenne di carità e uno scambio di beni. La santità di uno aiuta gli altri. Così il peccatore è purificato efficacemente dalle pene del peccato. La Chiesa dispensa le indulgenze in virtù del potere conferito da Cristo a Pietro di legare e sciogliere. L’indulgenza plenaria consiste nella remissione di tutta la pena temporale dei peccati già perdonati in confessione.

Che cosa si richiede per ottenere l’indulgenza giubilare?  E’ necessario compiere una devota visita in Basilica, con desiderio profondo di vera conversione… E’ poi necessario che questo momento sia unito anzitutto al sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia, con la professione di fede e con la preghiera per il Santo Padre e per le intenzioni che porta nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero.

L’indulgenza giubilare può essere ottenuta anche per le persone defunte. “Come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine”.

Quando si può lucrare l’Indulgenza a S. Vitale? In occasione della Stazione Quaresimale del Venerdì della II settimana di Quaresima, della Solennità di San Vitale (28 Aprile), della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (29 Giugno), della  ricorrenza dell’indulgenza della “Portiuncola” (2 Agosto), della Solennità della Dedicazione della Basilica (25 Ottobre) e in un qualunque giorno dell’anno a scelta del fedele.

 Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi con-dizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle”. (Laudato si’, n. 205).

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